OCSE: La Slovenia ha migliorato la qualità dell’aria, ma l’impatto sulla salute resta elevato

Negli ultimi dieci anni la Slovenia ha ridotto le emissioni della maggior parte degli inquinanti atmosferici, ma l’inquinamento continua a causare gravi conseguenze sanitarie ed economiche. All’esposizione al particolato fine PM₂,₅ sono associati circa 500 decessi prematuri per milione di abitanti, un dato nettamente superiore alla media dell’Unione europea, rileva l’OCSE nel suo più recente Rapporto sulle performance ambientali della Slovenia 2026.


Si tratta della seconda valutazione ambientale completa della Slovenia realizzata dall’OCSE. Il rapporto valuta i progressi compiuti dal Paese nell’ultimo decennio e formula 43 raccomandazioni per la Slovenia, con particolare attenzione ai cambiamenti climatici e all’inquinamento atmosferico.

Le emissioni di gas a effetto serra e dei principali inquinanti atmosferici sono diminuite dal 2008 e la Slovenia ha raggiunto gli obiettivi dell’UE finora previsti per la riduzione dell’inquinamento. Tuttavia, la qualità dell’aria rimane problematica soprattutto in inverno, quando la combustione della legna e il ristagno degli inquinanti nelle conche e nelle valli determinano un aumento delle concentrazioni di particolato.

La principale fonte di emissioni di PM₂,₅ è rappresentata dagli edifici, in particolare dalla combustione di biomassa legnosa nelle abitazioni. Le emissioni di queste particelle provenienti dagli edifici sono diminuite del 45 per cento tra il 2005 e il 2023, ma entro il 2030 la Slovenia dovrà raggiungere una riduzione del 60 per cento rispetto ai livelli del 2005. L’OCSE richiama in particolare l’attenzione sui vecchi impianti di riscaldamento, sulla combustione in condizioni non adeguate e sull’utilizzo di legna non sufficientemente secca. Le moderne stufe a pellet producono meno emissioni, ma continuano comunque a inquinare l’aria più delle pompe di calore.

Anche i trasporti rimangono un’importante fonte di inquinamento. La Slovenia dipende fortemente dalle automobili private, mentre l’utilizzo del trasporto pubblico è inferiore alla media dell’UE. Nel 2024, il 49 per cento delle autovetture era alimentato a diesel. I trasporti rappresentano la principale fonte di emissioni di ossidi di azoto e una fonte significativa di particolato, soprattutto nelle aree urbane maggiormente interessate dal traffico.

L’agricoltura è responsabile di quasi tutte le emissioni slovene di ammoniaca, mentre l’industria rappresenta la principale fonte di composti organici volatili non metanici. Secondo l’OCSE, con le misure attualmente in vigore la Slovenia probabilmente non riuscirà a raggiungere l’obiettivo di ridurre del 15 per cento le emissioni di ammoniaca entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.

L’OCSE raccomanda alla Slovenia di aumentare il sostegno finanziario alle alternative alla combustione della legna, in particolare alle pompe di calore, di rafforzare i controlli sulle pratiche di combustione non corrette e di migliorare la sensibilizzazione sulle conseguenze dell’inquinamento atmosferico per la salute. Nel settore dei trasporti propone la graduale eliminazione delle agevolazioni fiscali per il gasolio, una riforma dei rimborsi delle spese di viaggio per recarsi al lavoro, la tassazione dei parcheggi gratuiti sul posto di lavoro e maggiori investimenti nel trasporto pubblico di passeggeri, nelle ferrovie e nei veicoli più puliti.

In occasione della presentazione del rapporto, il Ministero dell’Ambiente e della Pianificazione territoriale ha annunciato che trasformerà le raccomandazioni dell’OCSE in una revisione operativa delle misure, nella quale saranno definiti i ministeri e gli organismi responsabili, le scadenze e le modalità di monitoraggio dei risultati. Secondo l’OCSE, la sfida principale non consiste più soltanto nel definire gli obiettivi, ma nel garantirne un’attuazione efficace.

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